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Trent'anni senza Freddie Mercury, istrione del rock entrato nel mito

Trent'anni senza Freddie Mercury, istrione del rock entrato nel mito

Il 24 novembre del 1991 si spegneva, a Garden Lodge, la sua villa di Londra, Freddie Mercury. Un fulmine a ciel sereno per molti, una notizia attesa da chi aveva seguito più da vicino l'evolvere della sua malattia che sebbene confermata ufficialmente solo alla fine si era fatta via via più evidente nel progressivo consumarsi del corpo della rockstar. Ma da quel momento Freddie Mercury è entrato nel mito, alimentato ulteriormente dal film sulla storia dei Queen realizzato nel 2018.  La storia del rock è piena di personaggi consegnati al mito e alla venerazione da una fine tragica e precoce. Ma raramente un'immagine trasgressiva e divisiva come la sua è stata poi così modificata dal passare del tempo e della storia: Jim Morrison è rimasto il poeta maledetto ed irrequieto (e venerato per quello), Kurt Cobain il tormentato profeta del grunge. Per Mercury, morto a 45 anni come vittima dell'Aids più illustre in campo musicale, l'immagine ha iniziato a cambiare quasi da subito, come se la morte fosse stata solo una tappa di passaggio. D'altro canto solo poco più di un mese prima della sua scomparsa era stato lanciato l'ennesimo singolo tratto dall'album "Innuendo", una canzone che sembrava preparare il terreno a quanto sarebbe accaduto, "The Show Must Go On". 

 

FONTE: www.tgcom24.mediaset.it

 

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