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Carl Brave in versione solista: 'Voglio arrivare a tutti, l'indie è il nuovo pop'

Carl Brave in versione solista: 'Voglio arrivare a tutti, l'indie è il nuovo pop'

"Continueremo a far uscire pezzi. Non saremo in tour, ma magari faremo qualche data. E poi ci saranno altri progetti: usciranno dischi solisti", avevano anticipato Carl Brave x Franco126 in questa nostra intervista, lo scorso febbraio, tracciando un bilancio dei concerti nei club (tutti sold out) e provando a immaginare quello che sarebbe stato il loro 2018. Detto, fatto: il primo a pubblicare un album da solista è Carl Brave, che consegna oggi al mercato "Notti Brave". Il disco contiene 15 tracce e vanta la presenza di numerosi ospiti: ci sono anche Fabri Fibra, Francesca Michielin e Coez.

"Sono reduce da una delle mie 'notti brave'", scherza il cantautore, che non nasconde una certa stanchezza, "lo dico anche in 'Tararì tararà' (una delle canzoni di 'Polaroid'): 'So' notturno come una falena'". Questo suo album solista è ispirato proprio al mondo della notte: "Perché di notte, molto più che di giorno, ho quei momenti di meditazione in cui penso. E di notte viene fuori la mia doppia personalità: da un lato la calma piatta, Roma completamente vuota, dall'altro la parte più festaiola. Sono un tipo molto tranquillo, ma anche esageratamente aperto", spiega lui, tirandosi su il cappuccio della felpa.

Carl Brave non riesce a stare un giorno senza smanettare al pc e fare una base. Dice che per lui è un allenamento continuo, un modo di lavorare che ha preso dal basket (prima di dedicarsi totalmente alla musica faceva il cestista e con la sua squadra è arrivato fino in serie B). La passione per la produzione lo ha spinto ad iscriversi anche ad una scuola e per farsi le ossa ha vissuto anche a Berlino: "Ho iniziato tardi a fare musica, a 22 anni. Prima scrivevo solamente i testi e rappavo. Mi sono iscritto ad una scuola per produttori e ingegneri del suono, a Milano. A Berlino ho fatto il mio primo disco, 'Brave EP'. Cercavo un lavoro, magari come cameriere. Se avessi trovato lavoro sarei rimasto lì. Probabilmente sarei finito a fare un altro genere, magari più techno", dice. "Notti Brave" se l'è prodotto da sé. Ci ha lavorato soprattutto di notte, nello studio domestico che ha costruito in un angoletto della mansarda in cui vive: "Durante le lavorazioni di 'Polaroid' facevo basi su basi, ad un certo punto mi sono detto: 'Non buttiamole, facciamoci qualcosa'. Le mie canzoni nascono tutte così: prima le basi, poi i testi. Perché il testo lo scrivo in base al mood della base", racconta.

Quando gli chiedi di raccontare più nello specifico il nuovo disco, Carl Brave si raddrizza sulla sedia e comincia a parlare da musicista: "Questo album ha un suono diverso rispetto a 'Polaroid'. Lì non c'erano tastiere, solo strumenti 'veri': i sintetizzatori che senti non sono sintetizzatori, ma chitarre o fiati che ho modificato. Solo roba acustica, 'vera'. Invece in questo disco ho voluto utilizzare, oltre agli strumenti acustici, anche sintetizzatori analogici e digitali. Poi ci sono molte tastiere, che in 'Polaroid' non avevo voluto usare". Anche il mood generale delle canzoni è diverso: c'è un'apertura un po' più "pop". "Ho cercato di prendere la cosa buona del pop", dice lui, "anche a livello di melodie ho voluto fare un passo in avanti. Basti ascoltare i ritornelli: quelli cantati da Francesca Michielin e Giorgio Poi sono quasi da tormentone... sempre stando sotto il limite della monnezza (ride)".

Lo scorso anno Carl Brave ha firmato un contratto sia editoriale che autorale con una major, Universal (che già aveva curato la distribuzione dell'album con Franco126). La sua ambizione, con questo nuovo album, è quella di voler arrivare a tutti e lo dice senza troppi giri di parole: "'Polaroid' era un album più 'ghettizzato': nessuna canzone di quel disco è stata passata dalle radio. La distinzione tra 'underground' e 'mainstream', secondo me, ancora c'è. Magari poco, ma c'è. Io vorrei arrivare a tutti e con questo disco penso di andarci vicino. Ho dato quel tocco di radiofonico in più, spero che le radio si possano interessare del progetto".

Il parterre degli ospiti è variegato. Si va da Francesca Michielin e Fabri Fibra a Emis Killa, passando per Giorgio Poi, Coez, Gemitaiz, Frah Quintale, Pretty Solero, Ugo Borghetti, il socio Franco126 e Federica Abbate (che ha aiutato Carl Brave anche per i ritornelli di un paio di pezzi): "Volevo far entrare nel mio mondo persone che vengono da altri mondi. Volevo vedere come ci stavano", spiega il cantautore, "la Michielin l'ho incontrata in studio a Milano. Lei fa musica pop, ma è un pop 'diverso', non il classico pop: è molto indie, cool, cerca parole belle. Fibra l'ho coinvolto in un pezzo molto suonato, Coez in quello più reggaeton. Ci sono tante piccole cose di tanti generi diversi, qui dentro". Non temi l'"effetto compilation", con tutti questi ospiti? "No, anzi: un disco con i featuring secondo me è un disco che non stufa, più vario, che ha tanti colori diversi. L'attitudine è internazionale".

I testi delle canzoni riprendono lo stile di "Polaroid": sono istantanee che parlano di storie quotidiane, di cose semplici. "Racconto quello che viviamo io e la mia generazione, le esperienze in comune. È tutto molto descrittivo, 'neorealista': non giudico", dice Carl Brave, che poi sottolinea come il nuovo cantautorato, quello del giro "indie pop", sia riuscito a portare una ventata d'aria fresca alla musica italiana: "Il nuovo pop è l'indie, in realtà, lo hanno capito tutti e infatti si stanno spostando lì: il pop si sta 'indieizzando'. Non c'è più gente che scrive testi tipo: 'Vorrei amarti tra le nuvole e le fragole'. Non si parla più solo d'amore. Oggi le canzoni raccontano storie quotidiane: sono polaroid, filmetti". Di questo cambiamento se ne sono accorte anche istituzioni come il Concerto del Primo Maggio: "Quest'anno l'ho seguito, è stato figo. Mi è piaciuto perché è cambiata proprio la mentalità", commenta Carl Brave, "è stato dato spazio anche ad artisti che fanno numeri importanti, come Sfera Ebbasta e Achille Lauro: non puoi più girare la testa, non puoi fare finta di niente. Il prossimo step è il Festival di Sanremo: dobbiamo cambiarlo, quest'anno è stato ridicolo, mi vergognavo per quelli che cantavano. Ora come ora non ci andrei, non mi piace la situazione, non mi piace il pubblico - o forse non mi piace proprio Sanremo".

Dopo aver firmato con Universal anche come autore, Carl Brave ha partecipato ad alcune sessioni di scrittura insieme ad alcuni colleghi per dare vita a canzoni destinate ad altri interpreti: "È stato figo cimentarsi con un altro tipo di lavoro. Scrivere per altre persone è divertente e impegnativo, perché devi 'studiare' la storia del cantante per cui stai scrivendo, se già non lo conosci", racconta a proposito di quell'esperienza, "comunque mi sento libero, perché se la casa discografica mi propone di scrivere per un artista che non mi piace, io non lo faccio". Lo scorso anno ha anche prodotto un brano per Rkomi, "Apnea": "Ma il mio sogno è arrivare negli States, produrre per gli americani, per artisti come Young Thug o Post Malone. Visto che non ci posso arrivare con il cantato in italiano e con i testi, vorrei arrivarci con le produzioni".

Il 2018 per Carl Brave e per il suo socio Franco126 non sarà un anno meno intenso del 2017. Tra luglio e settembre il duo sarà impegnato con un nuovo tour, undici appuntamenti estivi che vedranno Carlo e Federico esibirsi sui palchi di alcune importanti arene all'aperto (il 12 torneranno in concerto a Roma, a pochi mesi dai quattro sold out all'Atlantico): "In tour canterò anche alcuni pezzi di 'Notti Brave'. A Roma ci saranno diversi ospiti che hanno partecipato alle lavorazioni dell'album. Sto già facendo altri pezzi da solo", anticipa il cantautore, "le cose andranno così: tour estivo, disco solista di Franco a settembre o ottobre e a febbraio 'Polaroid 2'. E pensiamo al PalaLottomatica".

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